La bisbetica degli anni ’20

«Questo spettacolo sarà una festa, dobbiamo farne un circo, la vita è troppo breve per soffrire» così il regista, Andrej Konchalovskij descrive la sua opera; ed è infatti la vitalità che sta alla base della sua Bisbetica domata, rivisitazione della commedia shakespeariana, trasposta negli anni venti. Mascia Musy e Federico Vanni (rispettivamente nei panni di Caterina e Petruccio) riescono, con un’ammirevole presenza scenica, a mantenere alta la tensione. Divertente è la storia d’amore che si sviluppa fra Bianca (Selene Gandini), la bella sorella della bisbetica, e Lucenzio (Flavio Furno), alle spalle dei contendenti e del padre di lei. Una nota particolarmente positiva va ad Adriano Braidotti, nel ruolo di Tranio, il “servus callidus” della commedia che aiuta il padrone Lucenzio nel suo corteggiamento. Sono poche le modifiche apportate alla trama, nonostante l’azione si svolga in un contesto assai diverso dalla Padova rinascimentale. Vita gioia, divertimento, ironia, sono le parole chiave dello spettacolo e se cercate introspezione psicologica, messaggio morale, intenti educativi, non è quello che fa per voi. La scenografia, per lo più resa attraverso espedienti tecnologici virtuali, tenta di ispirarsi a Fellini, ma più che nella Padova fascista, sembra di trovarsi dentro un De Chirico. A stupire ancor di più lo spettatore, è la scelta di posizionare i camerini nelle retrovie del palco, quasi a voler continuamente ricordare che si tratti tutto di finizione. I costumi sono molto adatti allo stile complessivo della messa in scena, e particolarmente azzeccata è la scelta di far giungere Petruccio alle nozze con indosso abiti dell’epoca elisabettiana, per farsi beffe della moglie e ridimensionarne l’orgoglio. Le due ore e mezza di spettacolo si rivelano dunque tutto sommato piacevoli, anche se discutibile rimane il finale: l’invettiva della bisbetica, ormai domata, contro le donne superbe e ribelli ai mariti, viene sovrastata dalla confusione dei balli e degli effetti pirotecnici, perdendo così la sua solennità.

Immagine

Giulio Piperno
Liceo Scientifico G. B. Morgagni

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